Nei post precedenti abbiamo cominciato a parlare dei marchi di qualità nel settore agroalimentare. In questo argomento l’ambito vitivinicolo merita un discorso a parte. I primi marchi di qualità per certificare i vini italiani sono stati definiti a livello nazionale. Si tratta delle famose sigle IGT, DOC e DOCG, indicanti il legame con le caratteristiche dell’ambito geografico dove hanno origine le uve e dove viene prodotto il vino.

Nel 2010, in seguito alla riforma dell’Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo, le sigle IGT, DOC e DOCG sono state ricomprese nei marchi europei IGP e DOP. Tuttavia, sulle etichette, dicitura europea e dicitura nazionale possono coesistere. Abbiamo già visto le differenze fra IGP e DOP: quali sono invece le particolarità dei marchi IGT, DOC e DOCG, pensati espressamente per certificare i vini? Vediamole nel dettaglio.

Il vino IGT (ricompreso nel marchio europeo IGP)

IGT significa Indicazione Geografica Tipica ed è il primo gradino che separa i vini senza indicazione (cosiddetti “da tavola”, varietali o d’annata) da quelli con indicazione. Rientrano in questa categoria i vini prodotti in zone geografiche piuttosto estese come regioni o vaste aree provinciali. Il disciplinare di produzione non è tanto restrittivo quanto quello previsto dai marchi DOC e DOCG, tuttavia ai vini IGT devono essere riconosciute anche precise caratteristiche organolettiche. A oggi i vini italiani riconosciuti come IGT sono ben 118.

Il vino DOC (ricompreso nel marchio europeo DOP)

Parlando di numeri, se i vini IGT sembrano essere numerosi, quelli DOC lo sono ancora di più. Dolcetto d’Alba, Falanghina e Colli di Luni sono solo alcuni dei 332 vini italiani oggi fregiati di tale certificazione. La sigla DOC significa Denominazione di Origine Controllata e può essere riconosciuta a vini già indicati come IGT da almeno cinque anni. Tali vini devono essere prodotti in zone delimitate, di piccole o medie dimensioni, nonché avere caratteristiche legate all’ambiente naturale e ai fattori umani di produzione. Inoltre, il disciplinare prevede che siano sottoposti a controlli chimico-fisici e organolettici volti a confermarne i requisiti prima della messa in commercio.

Il vino DOCG (ricompreso nel marchio europeo DOP con indicazione di sottozona)

Il marchio DOCG significa Denominazione di Origine Controllata e Garantita ed è riservato a vini già riconosciuti DOC da almeno dieci anni. Fra i 74 vini italiani DOCG figurano nomi celebri come Brunello di Montalcino, Conegliano Valdobbiadene e Greco di Tufo. Si tratta infatti di vini conosciuti a livello nazionale e internazionale a cui la denominazione DOCG riconosce un particolare “pregio qualitativo”. Tale pregio è conferito da caratteristiche intrinseche del vino, dovute all’incontro di fattori naturali, umani e storici. Il disciplinare di produzione è ancora più rigido e, oltre ai regolari controlli, impone regole ferree. Fra queste, l’uso di recipienti di capacità inferiore a cinque litri, il contrassegno dello Stato a garanzia di origine e la numerazione delle bottiglie.

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