DOP, IGT, IGP, DOCG… Le sigle dei marchi di qualità sono ormai conosciute da tutti. Ma che cosa significano? A cosa si riferiscono? E soprattutto, qual è la loro importanza?

Possiamo considerare i marchi di qualità, ossia le certificazioni indicate dalle famose sigle, come un gradino in più nella tutela dei prodotti agroalimentari. Lo scopo è proteggere le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine di prodotti con caratteristiche legate al loro specifico ambiente, inclusi fattori naturali e tradizioni produttive.

Per capire a pieno l’importanza dei marchi di qualità è necessario fare un passo indietro e parlare di contraffazione. La falsificazione del marchio, infatti, è una delle tipologie di contraffazione alimentare più diffusa. L’Italia ha un patrimonio agroalimentare eccezionale, tanto da essere oggetto di innumerevoli tentativi di sfruttamento economico illegale. Questo avviene principalmente tramite il fenomeno dell’Italian Sounding: un uso combinato di simboli, parole o figure evocanti l’italianità del prodotto. Un’italianità spesso falsa, come quella del tristemente famoso Parmesan che “suona italiano” all’orecchio straniero senza avere nulla cui spartire con il vero Parmigiano Reggiano.

Quindi, se la registrazione del marchio individuale è il primo passo per tutelare legalmente il valore del proprio prodotto e del brand, i marchi di qualità costituiscono un valore aggiunto in quanto tutelano il Made in Italy, garantendo al consumatore la provenienza e il rispetto di determinati standard qualitativi. Vediamo quali sono.

I tre marchi di qualità più famosi sono riconosciuti a livello Europeo. I prodotti agroalimentari di qualità sono infatti patrimonio culturale europeo, ragion per cui la UE si è fatta garante di certificazioni volte alla loro tutela. Si tratta dei marchi DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita).

Un altro celebre marchio europeo di qualità è il marchio BIO di cui si possono fregiare i prodotti coltivati, lavorati e messi in commercio secondo la normativa europea, le cui caratteristiche di prodotto biologico sono certificate da appositi enti autorizzati.

Esistono però anche marchi di qualità Nazionali, come la certificazione PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali), forse meno conosciuta, ma vero biglietto da visita nell’ambito dell’agricoltura. Sono italiani anche i famosi marchi di qualità riguardanti il settore vitivinicolo: IGT (Indicazione Geografica Tipica), DOC (Denominazione di Origine Controllata) e DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Dal 2010, a seguito della riforma dell’OCM del mercato vitivinicolo, la certificazione IGT risulta ricompresa nel marchio europeo IGP, mentre la DOC e la DOCG risultano ricomprese nel marchio DOP.

Ottenere un marchio di qualità Europeo o Italiano presuppone un iter molto complesso, riservato alle associazioni di produttori, fatto di istanze e disciplinari che devono essere vagliati e accettati dalla Commissione Europea o dal competente Ministero nazionale.

Un discorso completamente diverso vale per i marchi collettivi che possono essere registrati da qualunque soggetto libero di definire in modo arbitrario  i requisiti del prodotto, le modalità e il luogo di produzione. Il titolare del marchio collettivo decide a chi concederne l’utilizzo, ma è tenuto a controllare che i prodotti su cui sarà apposto il marchio abbiano i requisiti da lui definiti all’atto di presentazione della domanda di registrazione.

Con i propri consulenti in proprietà intellettuale, Italbrevetti supporta i produttori agricoli, vinicoli e oleari toscani e italiani definendo con loro le strategie di protezione dei loro brand e di valorizzazione dei loro prodotti.

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